La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU), istituita in seno al Consiglio d'Europa con sede a Strasburgo, è l'organo predisposto a cui presentare denunce per le violazioni alla Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo commesse dagli Stati che ad essa aderiscono.

La Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti fondamentali dell'uomo è entrata in vigore per l'Italia il 26 ottobre 1955, a seguito della ratifica intervenuta in forza della Legge 4 agosto 1955 n. 848.


Con tale Convenzione, poi modificata da alcuni Protocolli aggiuntivi ed integrata da altri quattro Protocolli dotati di autonomo rilievo, ognuno degli Stati aderenti si è obbligato a riconoscere il rispetto di taluni diritti fondamentali nell'ambito del proprio ordinamento ed in favore di qualunque persona.

Tra i più importanti diritti garantiti dalla Convenzione, che segue la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, si possono elencare:

  • il diritto alla vita
  • il diritto alla libertà e sicurezza personale
  • il diritto ad un ricorso effettivo innanzi all'autorità giudiziaria
  • il diritto ad un equa amministrazione della giustizia
  • il diritto alla libertà di pensiero e di opinione, di riunione e di associazione
  • il diritto ad essere considerati innocenti fino a condanna definitiva

Secondo l'art. 35 della Convenzione, il ricorso alla Corte dei Diritti dell'Uomo ha carattere sussidiario, potendo essere presentato soltanto quando siano già state preliminarmente percorse tutte le possibili vie di tutela all'interno dell'ordinamento dello Stato.
La Corte, accogliendo il ricorso, può anche condannare lo Stato a versare un' "equa soddisfazione" in favore del ricorrente. In particolare, l'art. 6 della Convenzione, nel disciplinare il diritto ad un "processo equo", definisce come tale, tra l'altro, quel processo che venga definito entro un "termine ragionevole".
Nel corso degli anni, un ingente numero di ricorsi contro lo Stato italiano è stato presentato innanzi alla Corte dei Diritti dell'Uomo per violazione del suddetto "termine ragionevole" di durata dei processi.
La legge n. 89 del 24 marzo 2001, detta comunemente "legge Pinto" dal nome del senatore primo firmatario, ha introdotto il principio secondo cui il privato può avere diritto ad un "equa riparazione" se subisce un danno derivante dalla durata non "ragionevole" di un processo che lo riguardi, dettando una puntuale disciplina del relativo procedimento.

Come si effettua un ricorso alla Corte Edu? 


È possibile rivolgersi alla Corte utilizzando una delle due lingue ufficiali del Consiglio d'Europa: francese o inglese. Vi è tuttavia anche la possibilità di utilizzare una delle lingue ufficiali di un qualsiasi Stato membro del Consiglio d'Europa in particolare nella prima fase del ricorso.

Durante la fase iniziale del procedimento, non è necessaria l'assistenza di un avvocato. Tuttavia qualora si desideri essere rappresentati, si dovrà inviare alla Corte una procura  sottoscritta in cui si nomina un legale di fiducia.

Il formulario di ricorso compilato in ogni sua parte dovrà essere inviato, unitamente ai documenti relativi, al seguente indirizzo:

Monsieur le Greffier
Cour européenne des droits de l'homme Conseil de l'Europe
F-67075 Strasbourg cedex

Il ricorso deve essere inviato solo per posta raccomandata A/R. La Corte deve essere adita entro il termine stabilito dalla Convenzione 4 mesi dalla pronuncia dell'ultimo grado di giudizio esperibile; fa fede la data del timbro postale.


Per il ricorso si dovrà usare questo formulario. 


La Corte garantisce il Gratuito Patrocinio? 

Sì, la corte fornisce il gratuito patrocinio ai ricorrenti ma solo dopo l'accettazione del ricorso. Pertanto il ricorso dovrà essere presentato individualmente dal ricorrente. 
Quando la Corte avrà accettato il ricorso e comunicato al Governo allora sarà possibile farsi assistere da un legale gratuitamente. 

Per maggiori informazioni rivolgiti a noi: Scrivici.