La Convenzione di Istanbul

03.02.2020

La Convenzione di Istanbul affronta un problema complesso e troppo frequente. Essa chiede agli Stati di prevenire la violenza domestica e sanzionare le persone violente con il partner o i figli.  


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La Convenzione di Istanbul è stata aperta alla firma l'11 maggio 2011 e ratificata dall'Italia il 27 settembre 2012. Questo documento definisce preliminarmente le diverse tipologie di violenza, precisando i corrispondenti obblighi statali di carattere generale, con una particolare attenzione agli obblighi di criminalizzazione di talune condotte lesive negli ordinamenti interni (gender-based crimes). 

In termini generali, la violenza contro le donne è definita già nel preambolo del trattato come species di una più ampia fattispecie, quella della "violenza di genere" (gender-based violence), suscettibile di colpire anche gli uomini e inclusiva di condotte di carattere sistematico, spesso suscitate da condizionamenti di ordine storico, sociale o culturale che producono gravi discriminazioni ai danni delle vittime, ostacolandone il pieno sviluppo della personalità e delle capacità umane (disempowerment).

Segue la definizione specifica di "violenza contro le donne" da intendersi (art. 3), come "una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella sfera pubblica che nella sfera privata". A questa formula comprensiva si riferisce poi l'autonoma categoria normativa della "violenza domestica", inclusiva di ogni genere di condotte di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all'interno della famiglia o di una unità domestica ovvero tra coniugi o ex coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l'autore della violenza condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima.

L'ulteriore riferimento testuale alla "violenza contro le donne basata sul genere" intende enfatizzare, nel riferimento a ruoli, atteggiamenti, attributi del "genere" (culturalmente e socialmente costruiti e orientati), il carattere discriminatorio di ogni violenza che sia "diretta contro una donna in quanto tale" (cioè solo perché è una donna) o che colpisca le donne in misura sproporzionata. Pertanto tale Convenzione deve essere interpretata anche nell'ottica: "colpisco quell'uomo solo perché è omosessuale" oppure "colpisco quell'uomo solo perché è transgender" oppure "colpisco quell'uomo solo perché è un uomo". Questo è il significato di "violenza di genere".

Il contenuto fondamentale e la natura degli obblighi internazionali degli Stati contraenti sono precisati all'articolo 5 della Convenzione (States obligations and due diligence): all'obbligo generale di astensione da condotte integrative di violenza di genere direttamente o indirettamente imputabili agli organi statali, si accompagna la prescrizione di uno standard di due diligence nel prevenire, indagare, punire i responsabili e riconoscere alle vittime adeguate misure di riparazione per i casi di violenza imputabili a soggetti privati.

In linea con la formula tipica dei trattati europei sul contrasto di speciali forme di violenza e abuso (come la Convenzione del Consiglio d'Europa contro la tratta di esseri umani e la Convenzione sulla protezione dei minori da abusi e sfruttamento sessuale), il riferimento è ai tre momenti costitutivi dell'architettura garantistica convenzionale (alle tre "P", Prevention, Protection and Prose-cution) e dunque alla prevenzione (Capitolo III), alla protezione e sostegno delle vittime (Capitolo IV) e alla punizione degli autori delle violazioni (Capitolo VI), corredati e rafforzati da una serie di altri impegni, di carattere politico e sociale (Capitolo II), intesi alla realizzazione di strategie integrate per il contrasto e l'eliminazione della violenza contro le donne e della violenza domestica.


Un attenzione particolare agli Stati 

Il regime specifico delle riserve al trattato sancisce un divieto generale di dichiarazioni che escludono l'applicazione o consentono un'applicazione limitata delle disposizioni convenzionali, fatta eccezione per le clausole richiamate ai §§ 2 e 3 dell'articolo 78. Gli Stati e l'Unione europea possono in particolare, al momento della firma o del deposito dello strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione, espressamente dichiarare di riservarsi il diritto di optare per sanzioni non penali nel caso di comportamenti riconducibili a violenza psicologica (art. 33) e stalking (art. 34).

L'Italia ha ratificato la Convenzione nel 2012 e con un lungo lavoro è giunta ad emanare la legge 19 luglio 2019, n. 69 detta anche "codice rosso" che tutela le vittime di violenza domestica. Difatti troppo spesso, anche i media, utilizzano questa fattispecie normativa per parlare di violenza sulle donne, ma bisogna essere precisi, questa legge protegge tutte le vittime di violenza domestica: bambini, uomini, figli, genitori e nonni.