Diritto alla Vita 

19.03.2020

L'articolo 2 della Convenzione Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali protegge e garantisce il diritto alla vita. 

Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il reato sia punito dalla legge con tale pena.

La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario:

  1. per garantire la difesa di ogni persona contro la violenza illegale;

  2. per eseguire un arresto regolare o per impedire l'evasione di una persona regolarmente detenuta;

  3. per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un'insurrezione.

L'approccio all'interpretazione di questo articolo è guidato dal fatto che la Convenzione, per la Corte, deve essere uno strumento di protezione dei singoli esseri umani. Per far si che questo possa avvenire la Corte richiede che "le sue disposizioni siano interpretate e applicate in modo da rendere le sue garanzie pratiche ed efficaci." (McCann and Others v. the United Kingdom, § 146).

L'articolo 2 è una delle disposizioni fondamentali della Convenzione, che in tempo di pace non ammette alcuna deroga ai sensi dell'articolo 15 CEDU. Insieme all'articolo 3, tale norma "sancisce uno dei valori fondamentali delle società democratiche che compongono il Consiglio d'Europa" (Giuliani e Gaggio c. Italia [GC], § 174)

Come tale, le sue disposizioni devono essere interpretate in modo rigoroso. 


L'articolo 2 contiene due obblighi sostanziali:

  1. l'obbligo generale di tutelare per legge il diritto alla vita 
  2. il divieto di privazione intenzionale della vita, delimitato da un elenco di eccezioni 

In considerazione del suo carattere fondamentale, l'articolo 2 della Convenzione contiene anche l'obbligo procedurale di effettuare un'effettiva indagine sulle presunte violazioni dell'applicazione effettiva. (Armani Da Silva v. the United Kingdom [GC], § 229).


Aborto 

A differenza dell'articolo 4 della Convenzione Americana dei diritti dell'uomo, che prevede che il diritto alla vita debba essere tutelato "in generale, fin dal momento del concepimento", l'articolo 2 della Convenzione Europea tace sui limiti temporali del diritto alla vita. La Corte, in considerazione dell'assenza di un consenso europeo sulla definizione scientifica e giuridica dell'inizio della vita, ha ritenuto che la questione dell'inizio del diritto alla vita rientri nel margine di discrezionalità di cui generalmente ritiene che gli Stati debbano godere in questo ambito. (Vo v. France [GC], § 82).

Eutanasia 

La Corte ha ritenuto che dall'articolo 2 della Convenzione non può derivare alcun diritto alla morte, sia per mano di terzi sia con l'assistenza di un'autorità pubblica. In un recente caso che riguardava il rifiuto delle autorità di mettere a disposizione farmaci per assistere il suicidio di un malato di mente, la Corte, ribadendo che la Convenzione deve essere letta nel suo insieme, ha ritenuto opportuno fare riferimento all'articolo 2 della Convenzione quando esaminava la domanda ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione. Ha ritenuto che quest'ultima disposizione obbliga le autorità nazionali ad impedire che un individuo si tolga la vita se la decisione non è stata presa liberamente e con piena comprensione di ciò che è in gioco (Haas v. Switzerland, § 54).

Nell'affrontare la questione della somministrazione o della revoca delle cure mediche, la Corte tiene conto di diversi elementi: 

  • l'esistenza nel diritto e nella prassi nazionale di un quadro normativo compatibile con i requisiti dell'articolo 2; 
  • se si è tenuto conto dei desideri precedentemente espressi dal richiedente e delle persone a lui vicine, nonché dei pareri di altro personale medico e la possibilità di rivolgersi ai tribunali in caso di dubbi sulla decisione migliore da prendere nell'interesse del paziente.(Gard and Others v. the United Kingdom (dec.), § 83).

Tutela delle persone dall'uso letale della forza da parte di agenti dello Stato

Nel contesto dell'uso della forza da parte degli agenti dello Stato, il dovere primario dello Stato di garantire il diritto alla vita comporta, in particolare, la messa in atto di un quadro giuridico e amministrativo appropriato che definisca le limitate circostanze in cui le forze dell'ordine possono usare la forza e le armi da fuoco, alla luce delle norme internazionali pertinenti. (Giuliani and Gaggio v. Italy [GC], § 209; Makaratzis v. Greece [GC], §§ 57-59).

In linea con il principio di rigorosa proporzionalità inerente all'articolo 2, il quadro giuridico nazionale deve subordinare il ricorso alle armi da fuoco a un'attenta valutazione della situazione e, in particolare, a una valutazione della natura del reato commesso dalla persona in questione e della minaccia che essa ha rappresentato. (Nachova and Others v. Bulgaria [GC], § 96)  Inoltre, la legge nazionale che disciplina le operazioni di polizia deve garantire un sistema di garanzie adeguate ed efficaci contro l'arbitrarietà e l'abuso della forza e persino contro gli incidenti evitabili. (Giuliani and Gaggio v. Italy [GC], § 209; Makaratzis v. Greece [GC], § 58).

La Corte, distinguendo tra "operazioni di polizia di routine" e situazioni di operazioni antiterrorismo su larga scala, ha ritenuto che, in questi ultimi casi, spesso in situazioni di crisi acute che richiedono risposte "su misura", gli Stati dovrebbero poter contare su soluzioni adeguate alle circostanze. Detto questo, ha anche sottolineato che, in un'operazione di sicurezza lecita che mira, in primo luogo, a proteggere la vita delle persone che si trovano in pericolo di violenza illecita da parte di terzi, l'uso della forza letale rimane regolato dalle severe regole della "necessità assoluta" ai sensi dell'articolo 2 CEDU. Pertanto, è fondamentale che la normativa nazionale sia guidata dallo stesso principio e contenga chiare indicazioni in tal senso, compresi gli obblighi di ridurre il rischio di danni non necessari e di escludere l'uso di armi e munizioni che comportino conseguenze ingiustificate (Tagayeva and Others v. Russia, § 595).

Ius Familiae ha reso una chiara spiegazione di questo articolo in un episodio del podcast CEDU: i diritti umani fondamentali