Diritto ad equo processo

04.11.2019

L'articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo è volto a tutelare ogni persona dall'abuso di potere dello Stato e garantisce un processo equo e giusto. 

Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge, il quale sia chiamato a pronunciarsi sulle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile o sulla fondatezza di ogni accusa penale formulata nei suoi confronti. La sentenza deve essere resa pubblicamente, ma l'accesso alla sala d'udienza può essere vietato alla stampa e al pubblico durante tutto o parte del processo nell'interesse della morale, dell'ordine pubblico o della sicurezza nazionale in una società democratica, quando lo esigono gli interessi dei minori o la protezione della vita privata delle parti in causa, o, nella misura giudicata strettamente necessaria dal tribunale, quando in circostanze speciali la pubblicità possa portare pregiudizio agli interessi della giustizia.

Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata.


In particolare, ogni accusato ha diritto di:

- essere informato, nel più breve tempo possibile, in una lingua a lui comprensibile e in modo dettagliato, della natura e dei motivi dell'accusa formulata a suo carico;

- disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie a preparare la sua difesa;

- difendersi personalmente o avere l'assistenza di un difensore di sua scelta e, se non ha i mezzi per retribuire un difensore, poter essere assistito gratuitamente da un avvocato d'ufficio, quando lo esigono gli interessi della giustizia;

- esaminare o far esaminare i testimoni a carico e ottenere la convocazione e l'esame dei testimoni a discarico nelle stesse condizioni dei testimoni a carico;

- farsi assistere gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua usata in udienza.


Il principio chiave che regola l'applicazione dell'articolo 6 è l'equità.

Tuttavia, ciò che costituisce un processo equo non può essere oggetto di un'unica regola invariabile, ma deve dipendere dalle circostanze del caso specifico. (Ibrahim and Others v. the United Kingdom [GC], § 250).

In ogni caso, la preoccupazione principale della Corte è di valutare l'equità complessiva del procedimento penale. Il rispetto dei requisiti di un processo equo deve essere esaminato in ogni caso tenendo conto dell'andamento del procedimento nel suo complesso, e non sulla base di una considerazione isolata di un particolare aspetto o di un particolare incidente. Non si può tuttavia escludere che un fattore specifico possa essere così decisivo da consentire di valutare l'equità del processo in una fase precedente del procedimento. Inoltre, l'effetto cumulativo di vari vizi procedurali può portare a una violazione dell'articolo 6 anche se ogni vizio, preso da solo, non avrebbe convinto la Corte dell'iniquità del procedimento (Mirilashvili v. Russia, § 165).

I requisiti generali di equità di cui all'articolo 6 si applicano a tutti i procedimenti penali, indipendentemente dal tipo di reato in questione. Tuttavia, nel determinare se il procedimento nel suo complesso sia stato equo, si può prendere in considerazione il peso dell'interesse pubblico nell'indagine e nella punizione del particolare reato in questione. Inoltre, l'articolo 6 non dovrebbe essere applicato in modo tale da porre difficoltà sproporzionate alle autorità di polizia nell'adottare misure efficaci per contrastare il terrorismo o altri reati gravi nell'adempimento del loro dovere, ai sensi degli articoli 2, 3 e 5 § 1 della Convenzione, di proteggere il diritto alla vita e il diritto alla sicurezza fisica dei cittadini. Tuttavia, l'interesse pubblico non può giustificare misure che estinguano l'essenza stessa dei diritti di difesa di un richiedente (Ibrahim and Others v. the United Kingdom [GC], § 252).