Figli e famiglia 

10.12.2019

La forma di violenza più diffusa è la violenza in famiglia; i bambini e le bambine sono infatti maltrattati soprattutto nell'ambiente che dovrebbe più di tutti garantire loro sicurezza e protezione. 

E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. 

Tra il 60% e il 70% dei bambini/e tra i 2 e i 14 anni di età ha vissuto episodi di violenza emotiva da parte dei propri caregiver e nei soli Paesi industrializzati circa il 58% dei bambini ha subito una qualche forma di disciplina violenta in casa. La violenza non risparmia neppure i più piccoli: secondo dati raccolti in 30 Paesi, sei bambini su dieci tra i 12 e i 23 mesi sono soggetti a disciplina violenta e di questi almeno la metà è esposta ad abusi verbali. Contrastare il maltrattamento in famiglia può risultare inoltre particolarmente complicato, poiché la sfera familiare, in molte culture e società, viene ancora considerata come un ambito privato e come tale è difficile non solo stimare il fenomeno, ma anche intervenire adeguatamente. La violenza contro i bambini e in particolare il maltrattamento e la trascuratezza in famiglia non devono essere considerati esclusivamente come l'effetto di un raptus momentaneo che porta i genitori a essere violenti nei confronti dei minori, ma come un fenomeno che ha radicate origini culturali e sociali: per esempio, poco più di un genitore su quattro (più di un miliardo di persone) ritiene accettabile l'uso di punizioni corporali per crescere i propri figli e figlie. Al maltrattamento inoltre spesso si accompagna la trascuratezza: nel mondo il 16,3% dei bambini è vittima di negligenza fisica e il 18,4% di trascuratezza emotiva. Infine, sono 176 milioni i bambini sotto i 5 anni di età che vivono con un genitore vittima di violenza domestica, situazione che può metterli a rischio di ulteriori maltrattamenti. I numeri sono allarmanti, e ancora più allarmante è il fatto che il maltrattamento sui bambini è un fenomeno sottostimato, principalmente a causa di cinque fattori: 

  1. accettazione della violenza a livello sociale: determinati comportamenti (per es.: le punizioni corporali) possono essere considerati come socialmente accettabili e quindi non sono visti come forme di violenza contro i minori;
  2. stigma: le famiglie possono sentirsi messe sotto accusa e socialmente isolate nel caso emergano episodi di maltrattamento;
  3. paura: i bambini possono temere di essere colpevolizzati e puniti se rivelano gli abusi subiti. Anche altri componenti della famiglia potrebbero non rivelare che cosa accade al suo interno per paura di ritorsioni;
  4. dipendenza: i bambini dipendono per la propria sopravvivenza dagli adulti che li abusano;
  5. incapacità dei bambini di riportare un abuso subìto perché troppo piccoli.


In particolar modo, l'accettazione sociale della violenza porta inevitabilmente alla minimizzazione e/o negazione del problema e alla sua riduzione a dimensione soggettiva, privata, familiare alla quale non si riconosce una dimensione di carattere sociale. Questa incapacità culturale di cogliere la dimensione sociale del maltrattamento sui minori impedisce una piena assunzione di responsabilità da parte della collettività e, di conseguenza, la costruzione di efficaci politiche di intervento. 


Nella nostra bella penisola però sappiamo che c'è movimento politico quando scoppia il "caso". Perciò coloro che prima di tutti si rendono conto delle vere necessità sono i giuristi nelle aule dei tribunali. 

Quali armi abbiamo per difendere i nostri bambini, adolescenti e giovani? 


Rivolgerti ad un avvocato

Non bisogna avere paura di intraprendere un percorso che ci porti a stare meglio. Spesso si ha proprio il terrore di denunciare i propri familiari, situazione nella quale piombiamo proprio perchè pensiamo "se lo denuncio sono in mezzo ad una strada".