Europa: Omofobia? Preoccupano i dati dell'Italia

16.05.2020

L'agenzia europea per i diritti fondamentali alza un grido di aiuto riguardo all'omofobia crescente e non in calo in diversi Paesi europei. L'Italia? Anche questa volta si caratterizza per essere indietro. 

Mika denuncia l'omofobia
Mika denuncia l'omofobia

Tra i dati raccolti ce ne sono due particolarmente significativi per quanto riguarda l'Italia: il grado di coming out delle persone LGBTI e quanti pensano che il governo del paese in cui vivono porti avanti una lotta efficace ed effettiva contro l'intolleranza e il pregiudizio nei confronti delle persone LGBTI.

La scheda sulla situazione dell'Italia è introdotta e riassunta dal racconto di una giovane donna bisessuale: «Poche persone sono consapevoli della mia sessualità, soprattutto i miei amici più cari. Non ho voglia di parlarne apertamente a causa dei vari commenti che sento nella vita di tutti i giorni, all'università o in alcuni luoghi pubblici. Penso che la situazione sia migliorata molto in Italia e che la maggior parte della società ci sostenga, ma purtroppo c'è ancora molta ignoranza e la politica per prima non ci aiuta».

In Italia il 62 % delle persone LGBTI dice di non dichiarare apertamente mai o quasi mai il proprio orientamento sessuale (la media dei paesi UE è pari al 61 %, ma la ricerca precisa come sia importante sottolineare che le medie nascondono enormi differenze tra Paesi); il 23 % dichiara di farlo abbastanza e solo il 15 % di farlo sempre. Questo significa che, in Italia, più di una persona LGBTI su due non fa mai o quasi mai coming out.

Nel nostro Paese, malgrado negli ultimi anni ci siano stati degli sviluppi positivi in termini di legge, c'è un clima sociale che contribuisce a far sentire le persone non al sicuro se fanno coming out: tendono a non svelare la loro identità e quindi, di fatto, a condurre una doppia vita. Ed è drammatico: a cinquant'anni dagli anni Settanta e dalla rivoluzione sessuale, quando si è un po' scardinato il sistema oppressivo della sessualità, siamo ancora al punto che le persone si debbano nascondere. 

Il 38 % delle persone LGBTI intervistate in Italia dichiara poi di evitare di tenere per mano il o la partner dello stesso genere in pubblico, per paura di molestie o aggressioni. Il 37 %  afferma che il pregiudizio e l'intolleranza sono diminuite negli ultimi cinque anni, mentre il 41 % dichiara che sono aumentate.

In Italia, e il dato è molto significativo, circa il 92 % delle persone LGBTI considera che il proprio Paese non si impegni per nulla o quasi per nulla «in una lotta efficace ed effettiva contro l'intolleranza e il pregiudizio» nei confronti delle persone LGBTI. Solo l'8 % circa (a fronte di una media europea pari al 33 %) ritiene che il proprio governo combatta efficacemente pregiudizi e intolleranza.

La paura della comunità LGBTQ+

Nove persone LGBTI su dieci in Italia non si sentono pienamente cittadine e cittadini. Quasi tutti pensano che non si faccia niente per favorire un ambiente meno ostile e meno violento e questo vuol dire che lo Stato si dimentica di una fetta di popolazione. Il dato va' di pari passo con quello del coming out: non lo faccio perché ho paura di quello che potrà succedere. 

Molti giovani hanno paura della reazione dei familiari e sono spaventati da cosa potrebbe accadere loro essendo studenti o non autonomi. Questa paura colpisce la maggior parte di adolescenti e universitari con genitori che hanno un livello di istruzione basso e provengono da paesi o città chiuse mentalmente. 

Dalla ricerca risulta infine che in Italia il 30 % delle persone LGBTI eviti spesso o sempre determinati luoghi per paura di aggressioni (la media UE è pari al 33 %). Per quanto riguarda le discriminazioni: il 23 % si è sentito o sentita discriminata al lavoro nell'anno precedente all'indagine (la media UE è del 21 %). Il 32 %, in Italia, afferma di essere stato molestato o molestata l'anno prima dell'indagine  e % l'8% di essere stato aggredito negli ultimi 5 anni. Solo il 16 % si è rivolto alla polizia per denunciare (la media è bassa ovunque: 14 per cento in tutta l'UE). 


Le forze di polizia

Molte persone affermano di non rivolgersi alle forze di polizia per denunciare perché non si sentono tutelate. Francesco afferma: " Quando mi sono rivolto ai carabinieri per denunciare mia madre, la quale da anni mi picchiava perché ero gay e mi ha cacciato di casa all'età di 15 anni, mi hanno detto che ero ormai maggiorenne e quindi potevo andarmene a lavorare. E facevano risatine fra di loro"

Tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni, il 41 % dichiara di nascondere il proprio orientamento a scuola.  Il 28 % degli studenti LGBTI tra i 15 e i 17 anni afferma di essersi nascosto a scuola e il 33 % degli adolescenti dice inoltre che la scuola, a un certo punto, ha affrontato le questioni LGBTI in modo positivo o equilibrato (in media con il resto dell'UE). 


A distanza di 7 anni

Rispetto al 2012 sono troppo pochi i progressi. In alcune aree, la situazione è anche peggiorata. Se sempre più persone che lo sono dichiarano di essere LGBTI (52 % rispetto al 36 % del 2012), il 61 % evita spesso o sempre di tenere per mano in pubblico il o la propria partner dello stesso sesso. Lo spazio pubblico non viene percepito come uno spazio sicuro o di libertà.

Nel 2019 il 43 % delle persone intervistate sopra i 18 anni si è sentito discriminato nella propria vita quotidiana nell'anno precedente all'indagine: nel 2012, la percentuale era del 37 %. 


Preoccupa la Transfobia

La situazione più preoccupante è quella delle persone trans: il 60 % si è sentito discriminato nel 2019 rispetto al 43 % del 2012. E questo ovviamente fa emergere come l'odio nei confronti della comunità LGBTQ+ sia in realtà spesso velato da un politically correct al quale si è costretti ad aderire. Ovviamente il gay o la lesbica sono meno "appariscenti", meno "evidenti" e quindi possiamo fingere di accettarli tanto non ci importa nulla. I trans invece no, "quelli si vedono eccome" poi "fanno schifo" bisogna anche evitare " che i bambini siano turbati". Questo è ciò che il 90 % degli italiani over 50 pensano quotidianamente. 


Sul lavoro

Anche la discriminazione sul lavoro rimane elevata, pari al 21 % (la media sale al 36 % per le persone trans, rispetto al 22 % del 2012). Nel 2019, il 58 % degli intervistati e delle intervistate ha dichiarato di aver subito molestie durante i cinque anni precedenti all'indagine, mentre nel 2012 si parlava del 45 %. I dati delle segnalazioni e delle denunce rimangono bassi. Solo il 14 % è andato alla polizia rispetto al 17 % del 2012. Questi dati preoccupano molto Ius Familiae, in quanto è fondamentale che lo Stato tuteli le persone in difficoltà attraverso le persone appartenenti alle forze di polizia. La sfiducia negli operatori di Polizia Giudiziaria è tanto grave quanto preoccupante. 


Circa il 36% per cento afferma che il pregiudizio e l'intolleranza sono aumentate nel loro Paese. Ma su questo dato ci sono differenze significative tra i paesi. In Irlanda, a Malta e in Finlandia, oltre il 70 per cento afferma che l'intolleranza è diminuita. In Polonia e in Francia, il 68 e il 54 per cento affermano che è aumentata. Ovviamente dipende molto dai Paesi e dalla cultura che viene promossa. 

Solo una persona su tre ritiene che il proprio governo nazionale combatta efficacemente i pregiudizi e l'intolleranza contro le persone LGBTI: a Malta l'83 % crede che il governo lo faccia, in Polonia la percentuale scende al 4 %.

Le donne lesbiche hanno maggiori probabilità di dichiararsi, anche a scuola. Tuttavia, continuano a subire discriminazioni significative. Oltre la metà di loro ha ancora paura di tenersi per mano con la propria partner per paura di essere aggredita. Oltre il 41 % afferma di essere stata molestata nell'ultimo anno, ma sono meno rispetto agli uomini gay o alle persone bisessuali. Le donne lesbiche hanno anche meno fiducia nel loro governo, rispetto agli uomini gay, quando si tratta di combattere efficacemente i pregiudizi e l'intolleranza contro le persone LGBTI.

Gli uomini e le donne bisessuali hanno meno probabilità di subire discriminazioni sul lavoro o quando un lavoro lo cercano. Tuttavia, continuano a subire discriminazioni significative nella loro vita quotidiana. Oltre la metà delle persone trans è stata discriminata nell'ultimo anno, rispetto al 39 % delle donne lesbiche e al 32 % degli uomini gay. Gli adolescenti trans subiscono molta più discriminazione rispetto alle loro coetanee lesbiche, ai loro coetanei gay o alle persone bisessuali della loro età.

In generale, i risultati mostrano che la discriminazione è maggiore nei Paesi in cui l'uguaglianza LGBTIQ+ viene messa in discussione pubblicamente. Le persone LGBTI pensano anche che «i cambiamenti positivi nella legge e nella politica» e che «il sostegno da parte di personaggi pubblici e della società civile» riducano le discriminazioni. Quando i personaggi pubblici o i politici o i partiti hanno invece una posizione discriminatoria che invade il discorso pubblico, o quando non vengono applicate le leggi esistenti, le discriminazioni aumentano.