Madri omicide, una analisi psicologico statistica

16.01.2021

Un numero allarmante di infanticidi si è registrato in questi anni. La commissione parlamentare ha analizzato alcuni dati e ascoltato alcun esperti. 


Ma quali sono i moventi che spingono una madre a togliere la vita al proprio figlio?


Il Consiglio nazionale dell'ordine degli psicologi richiama il lavoro scientifico svolto da Salmon Resnick, che per quanto cronologicamente datato (1965) deve considerarsi ancora valido in termini di criteri psicodinamici utili a spiegare le motivazioni profonde del figlicidio.

Si possono rilevare una serie di tipologie situazionali e motivazionali, in un continuum che va dall'assenza di patologia, via via verso la patologia più grave.


Figlicidio per comportamento omissivo

Questo tipo di omicidio si riscontra quando la madre è negligente. Proprio questa incuria può portare alla morte del figlio. Questo tipo di madri non sono in grado di assolvere la propria funzione di genitrici sia per libera scelta (il non voler fare la madre) sia per condizione mentale (il non essere portata per essere madre). I figli possono essere visti come minacciosi verso la propria esistenza e, pertanto, insicurezza, paure e incapacità personale conducono la madre a non entrare in sintonia con i bisogni del piccolo tanto da farle decidere di abbandonare a sé stesso il piccolo che, di fatto, muore di fame o per malattie non curate.

Figlicidio altruistico

Questo è un caso più complesso, ovvero la madre compie l'omicidio per sottrarre il figlio o i figli ai mali del mondo, spinta da convinzioni religiose e impulsi irrazionali che si evolvono in un forte stato depressivo. In alcune situazioni le madri uccidono il figlio per non farlo soffrire (omicidio pietatis causa o omicidio compassionevole, o pseudo compassionevole, quando motivato dal desiderio di "liberarsi del fardello" del figlio malato).

Figlicidio di minori frutto di gravidanze indesiderate

In questi casi la madre si allontana emotivamente dal bambino perché frutto di una relazione extraconiugale o come estrema conseguenza di un'immaturità mai superata. Alla base di questi omicidi vi sono disturbi mentali a base persecutoria, con comportamenti deliranti paranoidei. Le madri che uccidono i figli non voluti sono coloro per le quali il figlio rievoca momenti di abbandono, magari violenza sessuale, o particolari difficoltà concrete ed esistenziali.

Non sempre il figlicidio è il risultato di una escalation di violenza.


Figlicidio accidentale

In questi casi il più delle volte la madre, normalmente avversa alla violenza sul figlio, può causarne la morte con un gesto irrazionale e impulsivo spesso conseguenti a pianti e urla del piccolo (shaken baby syndrome). In diversi episodi queste donne presentano un comportamento irritabile e impulsivo. L'alterazione comportamentale può esser causata dell'assunzione di droghe o alcool. Nell'atto impulsivo delle madri che sono solite maltrattare i figli, non vi è un progetto omicida, quanto un'evoluzione particolarmente infausta della shaken baby syndrome.

Figlicidio motivato da vendetta o gelosia per il marito/moglie o il/la compagno/a

Si tratta di omicidi spesso plurimi, perpetrati per motivi sentimentali, psicologici, attribuiti dagli psicologi alla madre abbandonata o tradita che si vendica del marito o del compagno uccidendone la prole. Fra le dinamiche particolari di figlicidio si annovera la cosiddetta "Sindrome di Medea", in cui fra le motivazioni al figlicidio c'è il "bisogno di vendicarsi sul bambino del padre infedele", in questo caso l'aggressività verso l'oggetto di risentimento - il marito - è spostata sul figlio.

Figlicidio per motivi economico, sociali e culturali

Più raro questo tipo di omicidio nel quale il rifiuto e l'eliminazione del figlio per ragioni economiche e sociali riguardano, nella maggior parte dei casi, neonati o infanti. Questa categoria di omicidi è legata al timore della madre di essere inadeguata o impossibilitata a fronteggiare i problemi connessi alla sopravvivenza e al futuro del figlio. Tra i motivi culturali, più precisamente ideologici si possono annoverare i casi di genitori che aderiscono a sette religiose che vietano trasfusioni o medicinali, lasciando in questi casi che i loro figli muoiano piuttosto che ricorrere a cure mediche che potrebbero salvarli. Il caso più noto è quello dei Testimoni di Geova.


Quali sono gli altri casi?


Si registrano figlicidi, a elevata componente psicotica, che si verificano quando il genitore uccide in preda a un raptus, ad allucinazioni imperative in forma di comando o depressione post-partum. La depressione psicotica è fra le patologie più frequentemente citate da tutti gli autori che si occupano del tema. In questi casi è necessaria una particolare vigilanza nelle situazioni in cui ad una madre sia diagnosticata depressa con ideazione suicidiaria. Dinamiche più prettamente patologiche si ritrovano nelle uccisioni di bambini in presenza ed a causa di psicopatologie puerperali, che sono descritte in tre diverse forme (maternity blues, depressioni post-partum, psicosi puerperali) tutte caratterizzate da depressione, ma con differenti livelli di gravità.

Fra le forme più gravi, soprattutto su un piano del disturbo psicologico dell'autore, si colloca il figlicidio per cure dannose: in un contesto in cui le madri cagionano lesioni importanti al figlio, al fine di ottenere attenzioni da parte, ad esempio, del medico, si configura l'omicidio mediante le cure dannose. In clinica, questa condizione è chiamata Sindrome di Munchausen per procura. La donna si presenta come premurosa e attenta ai bisogni del figlio, assillando il medico per richiederne prestazioni sanitarie o esami particolari di tipo invasivo e non necessario. All'oscuro di tutti, somministrano sostanze altamente pericolose o farmaci inutili in un contesto sanitario ma con il chiaro scopo di procurare malattie gravissimi che spesso, conducono il figlio alla morte.

Da ultimo il figlicidio può essere il frutto di violenza intergenerazionale. In un numero significativo di casi le madri, vittime da bambine di violenza da parte delle loro madri, spostano l'aggressività

Infine cosa dicono i numeri? Sono più i padri o le madri ad uccidere? 

Purtroppo sono sempre più le madri ad uccidere i propri bambini, più dei padri. Questo ci insegna che dobbiamo lavorare molto a livello sociale per prevenire questi episodi e tutelare i minori, i quali sono SEMPRE i più deboli. 


Marco Perfetti