Modica: il grido del padre di Evan

25.08.2020

A Modica Evan, 21 mesi di vita, muore sotto il braccio potente della madre e il grido del padre risuona nelle aule della Procura, inascoltato. 

Letizia Spatola, 23 anni, è la donna che, da quanto si apprende dalla Procura, minacciava il marito con messaggi del tipo: " Se non cambi residenza ammazzo tuo figlio". La donna conviveva con Salvatore Blanco, 32 anni, compagno con il quale teneva una relazione. Il padre di Evan vive invece a Genova, da lì ha sporto denuncia querela per i reati p. e p. dall'art. 572 del codice penale. 


"Da due settimane e mezzo non lo vedevo neanche in video, ogni volta la madre me lo giustificava con una scusa diversa. Ora pretendiamo giustizia. Devono farla o la faremo noi" sono dure le parole di Stefano ma come non giustificarlo? Il rischio, quando lo Stato non fa bene il proprio dovere, è quello che i cittadini inizino a non avere fiducia(e gli italiani nella giustizia non hanno fiducia da anni ormai) e procedano nel farsi giustizia da soli. Mai giustificabile questo atteggiamento ma comprensibile. «Sono stato anche minacciato, mi hanno detto che se non gli davo i soldi mi avrebbero fatto del male» continua il padre di Evan, sostenendo che la donna lo minacciava ed era violenta con il figlio. 


La vicenda 

La denuncia partiva da Genova a fine luglio perchè l'uomo si è allarmato dopo aver ricevuto alcune foto dalla nonna del bambino ove si vedevano chiaramente dei lividi. La denuncia però è arrivata alla procura della repubblica di Siracusa solo il 06 agosto 2020 e il pubblico ministero non ha chiesto nessuna misura cautelare per tutelare il minore. Stride certamente questo atteggiamento sopratutto se pensiamo che, ogni qualvolta una donna faccia denuncia per maltrattamenti nei confronti del coniuge, la procura chieda la misura dell'allontanamento dalla casa familiare praticamente de plano e, di conseguenza, il GIP convalida con altrettanta leggerezza. Questo accade proprio a seguito di episodi che hanno visto realmente alcune vittime di uomini folli. Sia chiaro, Ius Familiae si batte ogni giorno perchè uomini e donne che sono in pericolo vengano messi in sicurezza e si proceda nei loro confronti ma, purtroppo, spesso si assiste ad alcuni episodi che fanno pensare vi sia molta ideologia e poca attinenza alla realtà. 

Purtroppo la famiglia è un organo molto complesso di rapporti e, spesso, ciò che accade rimane difficile da scrutare. Ove poi vi sono figli e interessi, spesso, accade che vi siano false accuse e denunce presentate ad hoc. Per questo motivo è necessario sempre scorgere ove sia la verità proprio ottenendo prove documentali a favore della tesi che si va a denunciare. Il compito della Pubblica Accusa è quello di difendere il più debole e, come richiama la Convenzione di New York, nella famiglia il più indifeso è sempre il minore. Figli di una ideologia patriarcale, troppo spesso, pensiamo la donna sia da tenere succube e sia sempre indifesa e vittima, i dati però non ci dicono questo. Spesso l'attività del criminale di genere femminile si basa più su un aspetto psicologico e non fisico, ma sempre violento è, di conseguenza se la donna non può competere con l'uomo sull'aspetto fisico (non sempre è così, esistono uomini meno forti di donne) può certamente riversare la sua violenza fisica su un essere indifeso qual'è il minore. Anche la madre amorosa e amorevole con il proprio figlio è una visione ideologica, frutto della formazione cattolica che abbiamo ricevuto. La madre, psicologicamente, ha un rapporto conflittuale di amore-odio con il proprio figlio e questo è normale. Questo odio però può prevaricare e quindi sfociare in un atto violento che per il minore può essere fatale. 

L'atteggiamento della procura però non può essere diverso a secondo del genere della persona che denuncia una determinata circostanza. Non è ammissibile, ai sensi della carta dei diritti fondamentali dell'uomo dell'unione europea e della nostra costituzione, una discriminazione di genere. Nè per l'uomo nè per la donna. Pertanto, quando a denunciare una aggressione è un padre, non si può pensare che quella sia impossibile perchè si partirebbe dal preconcetto che l'uomo deve essere sempre virile e forte e NON È COSÌ. Allo stesso tempo bisogna prestare attenzione alle denunce che una donna può presentare nei confronti di un convivente o marito violento. Nessuna discriminazione è ammessa dalla nostra Carta Costituzionale!

Purtroppo però, Evan è vittima di una ideologia e di un sistema che non funziona. Tribunale ordinario, tribunale per i minorenni e assistenti sociali sono tutti responsabili di una morte che era stata già preannunciata. 

Letizia Spatola, dal carcere, scarica ora le colpe sul convivente e afferma di essere stata vittima di quest'uomo ed essersene accorta solo ora. Dal canto suo, Blanco, riferisce di non aver fatto nulla di tutto quanto gli viene contestato. Ci si pone un quesito: Perchè l'assassino deve essere il Blanco per forza? Perché non la madre? Dai messaggi che il padre ha presentato e da un altro episodio si evince che la donna avesse tentato anche di fare violenza sul marito, ciò conferma ancora quanto quel bambino non dovesse essere nelle sue mani e di come sia violenta questa madre. In una circostanza in cui le dinamiche non sono chiare, non si può considerare la donna come vittima e semplice spettatrice. La violenza sulle donne è una cosa seria, una piaga molto dolorosa e va combattuta, molto spesso la donna rimane succube del convivente e sopporta vessazioni. La psicologia ci insegna che nei casi più eclatanti la donna ha denunciato proprio quando il maltrattante toccava i suoi figli. Lì la donna mette in atto il suo istinto materno e, per proteggere il figlio, denuncia e si fa coraggio. Non possiamo però pensare che una donna, la quale aggrediva anche il marito e inviava alcuni messaggi terribili, possa essere vittima e non faccia nulla per salvare il proprio figlio. L'imputato è sempre innocente fino a prova contraria, ma sembra che qui le prove siano abbastanza almeno per ipotizzare che entrambi abbiano voluto la morte, o comunque abbiano picchiato a sangue, questo povero cornicino di soli 21 mesi. L'ideologia è una brutta bestia e per portare uomo e donna ad una vera parità bisogna scardinare ogni ideologica patriarcale che ci consegna sempre e comunque l'idea dell'uomo forte, virile e cruento e la donna vittima, inutile e insignificante. 


L'inerzia della procura e dei servizi sociali 


Il sindaco Giuseppe Incatasciato, al Corriere della Sera riferisce che nel quartiere vi è un «disagio sociale invisibile». Incatasciato conferma che i servizi sociali avevano preso in carico la situazione familiare proprio pochi giorni fa. "Il quartiere in cui matura la tragedia è difficile, proprio in quelle stesse palazzine delle case popolari tre anni fa una donna di 32 anni venne uccisa arsa viva, per il delitto il marito è stato condannato in primo grado all'ergastolo. In quel piccolo mondo dimenticato e invisibile, si è spenta la vita di un bambino di un anno e nove mesi dai grandi occhi scuri." riferisce il Corriere. Ma se il quartiere è difficile, non può di certo il Sindaco riferire che sia invisibile. Le istituzioni servono a questo ed è compito del sindaco, della polizia e dei servizi sociali far si che quel degrado non vi sia. Ius Familiae ha purtroppo, troppo spesso, verificato come determinati luoghi abbiano sviluppato un vero e proprio senso di impunità che ha portato a rimetterci le penne proprio i più indifesi e fragili. Compito delle istituzioni invece è salvare le vittime e colpire i criminali, forse a Rosolini il sindaco dovrebbe imprimerlo nel proprio ufficio. Anche la procura della repubblica ha l'onere di intervenire in queste realtà di disagio, la polizia ha l'obbligo di intervenire in queste realtà di disagio. 


Ciò che non è chiaro, quando si apre il dibattito sulla violenza domestica, è che la donna e l'uomo hanno i mezzi per poter chiedere aiuto quando sono in pericolo. A volte non hanno la forza per metterli in atto ma li hanno. Il bambino, il minore NON HA QUESTI MEZZI, quindi è il più fragile. 

Una responsabilità la si deve ravvisare anche in chi abita attorno a queste realtà, quelle persone che quando finiscono in tv dicono: " ah, chi lo avrebbe mai detto". Se in anni di vicinato non ti sei accorto di ciò che accade in una casa di maltrattanti c'è un problema serio. 


L'Italia è stata già condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per la propria inerzia in casi di violenza domestica. La Corte è stata molto dura, il diritto alla vita sancito dall'articolo 2 della Convenzione è dovere dello Stato tutelarlo e ogni omissione è gravissima. 


Le parole del padre di Evan

"Da due settimane e mezzo non lo vedevo neanche in video, ogni volta la madre me lo giustificava con una scusa diversa. Ora pretendiamo giustizia. Devono farla o la faremo noi" sono dure le parole di Stefano ma come non giustificarlo? Il rischio, quando lo Stato non fa bene il proprio dovere, è quello che i cittadini inizino a non avere fiducia(e gli italiani nella giustizia non hanno fiducia da anni ormai) e procedano nel farsi giustizia da soli. Mai giustificabile questo atteggiamento ma comprensibile. «Sono stato anche minacciato, mi hanno detto che se non gli davo i soldi mi avrebbero fatto del male» continua il padre di Evan, sostenendo che la donna lo minacciava ed era violenta con il figlio. 


Ius Familiae perchè si faccia giustizia 

Una questione che Ius Familiae vuole verificare meglio e vuole seguire perchè, qual ora si ravvisasse una imperizia e inerzia dei servizi statali (magistratura e altri), bisognerebbe comprendere il perchè e portare questa grave violazione dell'articolo 2 della Convenzione Edu dinnanzi alla Corte di Strasburgo ed interpellare anche il Comitato per l'infanzia di Ginevra.